Presso lo stadio "Simonetta Lamberti", ieri pomeriggio, non si è parlato di moduli o di classifica. Si è parlato di persone.

La Cavese 1919, nell’Area Hospitality, ha presentato il progetto "Lis Blufoncè", un’iniziativa promossa dal DG Clemente Filippi e la DAO Manuela Pannullo, che va oltre la dimensione sportiva e tocca un tema essenziale, quello dell’accessibilità. L’obiettivo? Rendere fruibili le conferenze stampa post-partita anche alle persone sorde e ipoacusiche attraverso la traduzione in LIS - Lingua dei Segni Italiana.

Non si tratta di una semplice iniziativa tecnica, ma di una scelta culturale. Un passo concreto verso una Cavese sempre più inclusiva, capace di abbattere barriere e di trasformare la diversità in valore.

Il progetto nasce nell’ambito dei "Progetti Cavese per il Sociale" e, a partire dalla partita in casa del 28 febbraio, accanto al video tradizionale della conferenza stampa sarà pubblicata una versione con interpretazione LIS. Il lavoro sarà svolto su base volontaria dagli interpreti di ELIS Interpreti di Mercogliano e dall’Unione Culturale Sportiva Sordomuti Cavensi, con il supporto di Cittadinanzattiva Campania, dell’associazione "I Colori del Mediterraneo", del CSV Salerno e dell’Osservatorio Antidiscriminazione.

Ed è proprio su questo punto che è nata una riflessione centrale: "Possiamo dire che rendere accessibile la comunicazione significa ridurre una forma silenziosa di disparità?" È una domanda che va oltre il contesto sportivo. Perché l’inaccessibilità non è solo un limite tecnico, è una distanza invisibile che può generare esclusione. Non poter accedere alle parole dell’allenatore o dei giocatori significa restare ai margini di un’esperienza collettiva, di un racconto che unisce una città. Rendere accessibile la comunicazione significa restituire dignità informativa e permettere a tutti di partecipare alla stessa narrazione, alle stesse emozioni.

La Cavese dimostra ancora una volta di voler costruire un'identità che guarda oltre il campo. Un’identità in cui l’accessibilità diventa responsabilità, l’inclusione diventa pratica quotidiana e la passione non conosce barriere.

Perché se lo sport unisce, deve farlo senza lasciare indietro nessuno. Ed è forse da qui che passa l’idea di un mondo più giusto, eliminando, una alla volta, quelle disparità che troppo spesso restano silenziose.

Sezione: News / Data: Ven 27 febbraio 2026 alle 11:30
Autore: Heather Vittoria Stuart Harrison
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