Mister, che indicazioni trae da questa partita? E un pensiero sullo spettacolo offerto dalle due tifoserie nel ricordo di Catello Mari.

«Partirei dallo spettacolo, perché credo sia stata la cosa più bella e importante della serata. È stato veramente emozionante ricordare una persona che ha legato due tifoserie e due città. Non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente, perché arrivai a Cava l’anno successivo alla sua scomparsa, ma è come se lo conoscessi per tutto quello che ho sentito raccontare. Ho avuto modo di conoscere la famiglia Mari e credo sia stata una serata bellissima, che fa bene allo sport e al ricordo di una persona ben voluta da tutti. Dal punto di vista tecnico e fisico abbiamo fatto uno step in avanti rispetto alla gara con l’Ischia. Siamo alla terza settimana di lavoro, nel pieno dei carichi, e questa partita ci ha dato indicazioni positive soprattutto nella gestione degli spazi e delle misure del campo. Non siamo riusciti a mantenerle per tutti i novanta minuti, ma a tratti abbiamo fatto bene. Tecnicamente dobbiamo ancora crescere, eravamo pesanti, ma mi è piaciuta la personalità della squadra: anche sotto pressione abbiamo cercato di costruire dal basso senza ricorrere troppo al lancio lungo. Questa amichevole, così come quella di domenica, ci servirà per arrivare più brillanti alla Coppa Italia.»

Si è vista una Juve Stabia più pesante rispetto a una Cavese molto brillante. È una conseguenza dei carichi di lavoro? E il mercato ancora aperto può incidere sulla concentrazione del gruppo?

«L’osservazione è giusta. La Cavese era più pimpante, arrivava prima sulle seconde palle ed era più fresca di noi. Sono le classiche dinamiche delle amichevoli estive. Noi siamo arrivati spesso secondi sulle palle, cosa che non mi piace, ma è una conseguenza dei carichi di lavoro. Sul mercato devo dire che è la cosa che mi preoccupa di più. Finché resta aperto può portare qualche distrazione, non solo alla Juve Stabia ma a tutte le squadre. È giusto, però, dare il tempo alla società e ai calciatori di completare gli organici. Quando inizieranno Coppa Italia e campionato bisognerà pensare solo alla Juve Stabia.»

Rispetto alla sua idea di gioco, a che punto è la squadra? E cosa può ancora arrivare dal mercato?

«Siamo ancora lontani da quello che ho in mente. Il mio è un calcio molto dinamico e, se non hai brillantezza e rapidità, fai fatica a metterlo in pratica, soprattutto nella fase di non possesso, dove voglio una squadra aggressiva e capace di andare subito in avanti. Per quanto riguarda il possesso, sono molto soddisfatto della crescita dei giovani. Abbiamo inserito ragazzi come Kargbo, Patanè e Scuderi, che devono crescere in fretta per farsi trovare pronti nelle gare ufficiali. I giocatori più esperti stanno invece assimilando concetti nuovi rispetto a quelli a cui erano abituati. È un passaggio naturale. In allenamento vedo cose positive e soprattutto vedo un gruppo che crede in quello che stiamo facendo. Quando un calciatore comprende che un certo lavoro lo aiuta a migliorare, tutto diventa più naturale. Siamo alla terza settimana di preparazione e credo che, per disponibilità e intensità del lavoro svolto, siamo pienamente in linea con i programmi.»

Reparto per reparto, cosa chiederà ancora alla società sul mercato?

«Ne stiamo già parlando. C’è un confronto continuo con la società e credo che la condivisione sia uno dei suoi maggiori punti di forza. Dal presidente fino allo staff ci confrontiamo quotidianamente su ogni aspetto, dall’organizzazione alla costruzione della squadra. Stiamo cercando ancora qualche giocatore che possa completare la rosa, perché oggi non è ancora completa. Allo stesso tempo ci sono alcuni ragazzi destinati a partire e stiamo aspettando che questi movimenti si concretizzino. In generale il mercato è ancora piuttosto fermo, ma basta che si muova un tassello perché poi, come ogni anno, parta un effetto a catena.»

Ha parlato spesso di sacrificio. Quanto è importante vedere una squadra che si aiuta in ogni momento della partita?

«Credo sia la cosa più importante. Non vado ancora via completamente soddisfatto da queste prime uscite, perché le mie squadre all’inizio accusano sempre un po’ di fatica per il tipo di lavoro che facciamo. È stato un lavoro molto intenso, ma fin dal primo giorno ho visto uno spirito di sacrificio importante. È un gruppo unito, con voglia di lavorare anche nei momenti più difficili. Lo abbiamo visto anche oggi: negli ultimi minuti la Cavese ha avuto un paio di ripartenze pericolose, ma siamo sempre arrivati con decisione sull’uomo, dimostrando la volontà di non subire gol. Questo è il primo valore aggiunto, perché in questo sport, se non corri e non ti sacrifichi, puoi avere tutta la qualità che vuoi, ma ottieni pochi risultati.»

Oltre ai giovani, si aspetta anche l’arrivo di qualche giocatore di esperienza che possa fare da guida al gruppo?

«Sì, sicuramente succederà. Come dicevo, la rosa non è ancora completa e dobbiamo inserire ancora qualche elemento. Ne discutiamo ogni giorno con la società e il quadro è molto chiaro.»

Sezione: News / Data: Ven 07 agosto 2026 alle 14:45
Autore: Heather Vittoria Stuart Harrison
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