Mister, al di là del risultato, quali indicazioni le lascia questa amichevole? La Cavese ha creato tanto e probabilmente avrebbe meritato almeno un gol.

«Sono d’accordo. I ragazzi meritavano il gol perché lo hanno cercato con insistenza sia nel primo che nel secondo tempo. È importante creare occasioni ed è importante arrivarci bene, soprattutto con tanti uomini. Abbiamo avuto diverse possibilità e questo mi rende molto soddisfatto. Ovviamente non sono contento del risultato, ma lo sono per come abbiamo interpretato la partita contro una squadra forte e di categoria superiore. Abbiamo giocato con personalità e ho ricevuto ottime indicazioni da tutti, sia da chi è partito dall’inizio sia da chi è subentrato. Questo ci fa ben sperare.»

All’ottantesimo c’erano ancora in campo diversi titolari e si sono viste tante variazioni di ruolo. Con l’arrivo di Alberti ritiene che la rosa sia ormai completa?

«Come dicevo già la settimana scorsa, ero molto contento del gruppo che avevo. La società e il direttore mi hanno regalato Alberti, un attaccante che ci serviva tanto, e oggi credo che la rosa sia completa. È una squadra, come piace a me, camaleontica, capace di fare più cose durante la partita e di dare spazio alle mie idee di calcio moderno. Stiamo inserendo qualche novità rispetto allo scorso anno, ma vedo che i ragazzi recepiscono tutto in maniera spontanea perché hanno qualità. Sono molto contento dell’arrivo di Alberti, della prestazione di Fusco e, più in generale, di tutti i ragazzi. Ci sarà bisogno di tutti, perché il campionato sarà lungo e impegnativo. Credo davvero di avere una rosa al top.»

Si è vista una squadra organizzata, che mantiene la base del 3-5-2 ma con idee già riconducibili al suo modo di interpretare il calcio. Che bilancio fa di questa prima parte di preparazione? E quanto sarà importante il contributo dei giovani?

«Abbiamo una rosa completa, con tanti giocatori che possono ricoprire lo stesso ruolo ma con caratteristiche diverse. Questo sarà un grande vantaggio per me e per lo staff, perché ci permetterà di preparare ogni partita in modo differente. Oggi mi è piaciuto il feedback che abbiamo avuto. Ho visto in campo quello che proviamo durante gli allenamenti ed è proprio ciò che vogliamo. Per quanto riguarda la preparazione, noi abbiamo l’obbligo di lavorare bene. Ho trovato una squadra che aveva già fatto un ottimo lavoro nella scorsa stagione e con giocatori di grande gamba come Sava, Diarrassouba, Awua, Macchi e Loreto. Il mio obiettivo è valorizzare quanto di buono avevano già costruito, aggiungendo però una forza e un’intensità diverse. Oggi ho visto una squadra molto aggressiva, capace di andare a prendere gli avversari alti e di farlo senza paura. Lavoriamo su questi principi, ma possiamo prepararne anche altri, perché mi piace adattare la squadra e preparare ogni partita in maniera diversa.»

Lei dà molta importanza all’aspetto mentale e oggi questo si è visto. Cosa le è piaciuto di più e cosa, invece, meno della prestazione?

«L’atteggiamento mi è piaciuto sempre, sia nel primo che nel secondo tempo. Mi è piaciuto meno il poco coraggio mostrato da qualche giocatore al limite dell’area. Non parlo delle occasioni create, perché ci siamo arrivati anche con una buona manovra, ma di tutte quelle situazioni in cui la palla era nei piedi dei calciatori che devono fare la differenza. Voglio che abbiano la personalità di entrare in area, cercare il rigore, spostarsi quei venti centimetri per andare al tiro. Mi piace poco quando un attaccante o un esterno temporeggia, cambia idea e torna indietro. Credo di avere giocatori che hanno il gol nelle corde. Non è un caso se siamo arrivati tante volte davanti alla porta. Sono convinto che, quando si sbloccherà il primo, poi tutto verrà di conseguenza.»

Oggi ha vissuto il suo primo impatto con il pubblico del "Simonetta Lamberti". Che emozione è stata?

«Ero curioso di vedere la squadra. Durante la settimana sono molto dinamico, anche fastidioso negli allenamenti, mentre la domenica mi piace godermi quello che abbiamo preparato. Il pubblico è stato meraviglioso, è stata una bellissima emozione. I nostri ragazzi, spinti da questo calore, hanno dato qualcosa in più e mi hanno fatto vedere fin dove possono arrivare. Avere uno stadio così ti porta ad aumentare i ritmi e a raggiungere limiti che altrimenti sarebbe difficile toccare. Ero davvero curioso di vedere cosa potessimo fare. Oggi poteva esserci anche una squadra di Serie A: il mio modo di vedere il calcio non cambia, sia contro la Juventus che contro il Napoli. Quello che ho visto oggi è probabilmente ancora superiore a ciò che i ragazzi possono esprimere e voglio rivederlo sempre.»

Sugli spalti c’erano migliaia di tifosi. Quanto può incidere il pubblico nel percorso della Cavese?

«Assolutamente sì. Dobbiamo mettere in campo caratteristiche come sudore, rabbia, corsa, grinta, fame e tenacia. Ma queste non devono essere le qualità di una squadra che punta a salvarsi. Sono le caratteristiche delle squadre che vincono i campionati, anche in Serie A. La fame appartiene a chi vuole vincere. Ecco perché dal punto di vista mentale dobbiamo fare uno step in più. Io sono qui tutti i giorni per ricordarlo ai ragazzi. Ai miei tempi giocatori come Vialli, Ravanelli e Del Piero facevano chilometri anche in fase difensiva. Quella era la fame! Voglio che questa mentalità appartenga anche alla nostra squadra. Deve rispecchiare il carattere della città e della curva, ma con un obiettivo diverso: alzare sempre l’asticella.»

Sezione: News / Data: Ven 07 agosto 2026 alle 13:50
Autore: Heather Vittoria Stuart Harrison
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