Domenica la gara sarà condizionata dall’assenza dei tifosi della Cavese. Quanto peserà sullo spettacolo e sull’atmosfera del derby?

«Secondo me peserà parecchio, perché quando parliamo di un derby come Salernitana-Cavese non possiamo limitarci soltanto ai ventidue giocatori che scendono in campo. C’è tutto quello che circonda la partita: l’attesa durante la settimana, i colori, i cori, gli sfottò e quella contrapposizione tra due tifoserie che, naturalmente nei limiti della correttezza, rappresenta una componente fondamentale di queste gare. Vedere l’Arechi senza i sostenitori della Cavese significa inevitabilmente togliere qualcosa allo spettacolo. Da uomo di calcio e da giornalista preferirei sempre vedere un derby con entrambe le tifoserie presenti perché il derby è bello anche quando senti il settore ospiti rispondere alla Curva Sud e viceversa. È quella contrapposizione che crea l’atmosfera particolare di queste partite. Poi dobbiamo essere molto chiari: quando esistono valutazioni di ordine pubblico, le decisioni delle autorità vanno rispettate. Non abbiamo tutti gli elementi che hanno a disposizione gli organismi preposti alla sicurezza e quindi sarebbe semplicistico limitarsi a criticare un provvedimento. Però possiamo fare una riflessione più generale: se ogni volta che arriva una partita particolarmente sentita la soluzione diventa quella di impedire a una tifoseria di seguire la propria squadra, alla lunga perdiamo qualcosa come movimento calcistico. È successo sostanzialmente anche nella passata stagione e sicuramente purtroppo sarà così al ritorno a parti invertite per i sostenitori della Salernitana. Per me questa è la cosa più triste, arrivare a considerare normale che Salernitana-Cavese o Cavese-Salernitana debbano giocarsi senza una delle due tifoserie. Domenica, quindi, avremo certamente un Arechi caldo e con una forte componente granata, ma personalmente avrei preferito vedere anche il settore ospiti pieno. La rivalità deve rimanere rivalità sportiva, novanta minuti di cori, bandiere e sfottò e poi tutti a casa. Quella sarebbe la vera vittoria».

La Salernitana non ha iniziato bene: un punto nelle prime due giornate e la sconfitta in Coppa contro la Scafatese. Quali sono le cause?

«Credo che sia necessario partire da un dato: la Salernitana ha cominciato decisamente al di sotto delle aspettative. Un punto dopo due giornate, unito all’eliminazione in Coppa, non può essere considerato un buon avvio, soprattutto per una squadra dalla quale ambiente e tifoseria si aspettano un campionato di vertice. Detto questo, secondo me sarebbe altrettanto sbagliato trasformare tre partite in una sentenza definitiva. Il campionato è appena iniziato. Quello che deve preoccupare maggiormente non è tanto la classifica in questo momento, quanto alcune difficoltà che abbiamo visto nella costruzione del gioco e soprattutto nell’approccio alle partite. A Foggia, per esempio, la Salernitana ha praticamente cominciato la partita sotto di un gol. Subire una rete dopo una manciata di secondi è un episodio, certamente, ma racconta anche un approccio che non è stato quello giusto. E per buona parte del primo tempo il Foggia ha dato la sensazione di essere più aggressivo, più affamato e più dentro la partita. La reazione successiva, culminata nel pareggio di La Gumina, è invece un aspetto positivo, perché significa che questa squadra ha comunque carattere e alternative. Il primo problema che vedo è quello dell’identità. Cosmi deve ancora capire quale sia il vestito migliore per questa Salernitana. Ci sono tanti giocatori importanti per la categoria, ma mettere insieme nomi importanti non significa automaticamente costruire una squadra. Bisogna trovare distanze, automatismi, gerarchie e soprattutto capire come far convivere le caratteristiche dei giocatori offensivi. C’è poi un secondo elemento, secondo me molto importante: la pressione. Salerno non è una piazza nella quale puoi pensare di avere tre o quattro mesi di tempo per costruire tranquillamente. Nel momento in cui pareggi o perdi, immediatamente si apre il dibattito. Fa parte della dimensione della Salernitana, nel bene e nel male. E credo che in questo momento la squadra avverta un po’ questa necessità di dover dimostrare subito di essere forte. A volte questa pressione può produrre l’effetto contrario: invece di giocare con libertà, inizi a voler risolvere la partita troppo velocemente, forzi qualche giocata e perdi lucidità. Per questo il derby può essere quasi una medicina. È una partita pericolosa, perché perdere aumenterebbe inevitabilmente la pressione, ma può essere anche l’occasione perfetta per sbloccarsi. Una vittoria domenica non cancellerebbe tutti i problemi, ma cambierebbe completamente la percezione dell’inizio di stagione e soprattutto potrebbe restituire serenità e convinzione alla squadra».

Quale impressione ti ha fatto la Cavese e quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?

«La Cavese mi sembra una squadra interessante soprattutto perché nelle prime giornate ha già dimostrato di saper reagire. Dopo la sconfitta pesante dell’esordio sarebbe stato facile portarsi dietro qualche scoria, invece contro l’Audace Cerignola è arrivata una risposta molto forte: 3-1 e soprattutto una prestazione che ha restituito entusiasmo all’ambiente. Questo credo sia l’elemento che terrei maggiormente in considerazione domenica. La Cavese arriverà all’Arechi con una fiducia molto diversa rispetto a quella che avrebbe avuto dopo la prima giornata. Dal punto di vista tattico Masitto sta cercando di costruire una squadra abbastanza dinamica. Awua davanti alla difesa può dare equilibrio e capacità di recuperare palloni, Visconti può accompagnare l’azione da mezzala e Diarrassouba, se trova spazio tra le linee, è uno di quei giocatori capaci di creare qualche problema perché può ricevere alle spalle dei centrocampisti avversari. Mi sembra inoltre una squadra che può diventare pericolosa quando riesce a recuperare palla e verticalizzare rapidamente. E questa, secondo me, sarà una delle insidie maggiori per la Salernitana. I granata presumibilmente dovranno fare la partita e quindi saranno costretti anche ad assumersi qualche rischio. Se perdi palla male mentre sei schierato offensivamente, puoi concedere campo alle ripartenze della Cavese. Un’altra cosa che mi è piaciuta contro il Cerignola è stata la risposta dei giocatori entrati dalla panchina. In Serie C avere sedici o diciassette calciatori realmente dentro la partita può fare una differenza enorme, perché spesso le gare cambiano negli ultimi trenta minuti. Dove vedo invece qualche possibile difficoltà? Probabilmente quando la Cavese viene costretta a difendere molto bassa per lunghi periodi. Se la Salernitana riuscisse a schiacciarla e a muovere velocemente il pallone da una parte all’altra, bisognerebbe capire quanto i metelliani riusciranno a mantenere compattezza e lucidità. E c’è anche l’aspetto ambientale. Giocare all’Arechi, in un derby e senza il sostegno diretto dei propri tifosi, non è una situazione semplice. La Cavese dovrà essere molto brava a non farsi trascinare dall’emotività della partita. Ma allo stesso tempo potrebbe avere qualcosa in meno da perdere rispetto alla Salernitana. E talvolta nei derby questa leggerezza mentale diventa un vantaggio».

Che partita ti aspetti domenica all’Arechi, considerando rivalità e pressione che inevitabilmente avranno entrambe le squadre per motivi diversi?

«Non mi aspetto una partita spettacolare nei primi minuti ma mi aspetto piuttosto una partita molto tattica, intensa, fisica e probabilmente anche nervosa. Un derby porta inevitabilmente con sé delle componenti che vanno oltre la classifica. Ci sono contrasti che diventano più duri, seconde palle che assumono un’importanza enorme, giocatori che magari normalmente effettuerebbero una scelta semplice e invece, trascinati dall’adrenalina, provano qualcosa in più. Credo che la gestione emotiva sarà fondamentale. La Salernitana avrà la pressione maggiore perché gioca in casa, davanti alla propria tifoseria, ed è obbligata in qualche modo a dare una risposta dopo questo inizio. Non dico che sia già una partita da dentro o fuori perché sarebbe assurdo parlare così alla terza giornata, ma è certamente una partita che può incidere sul clima delle prossime settimane. La Cavese, invece, può giocare con una pressione differente. Se riesce a rimanere dentro la partita per tanto tempo, può iniziare a far emergere qualche ansia nella Salernitana. Per questo ritengo fondamentali i primi 20-25 minuti. Se la Salernitana entra forte, costruisce subito due o tre situazioni importanti e riesce a coinvolgere il pubblico, può creare quella sorta di onda emotiva che all’Arechi conosciamo molto bene. Quando Salernitana e pubblico iniziano ad alimentarsi a vicenda, per un avversario diventa complicato. Se invece passano 30-40 minuti e la partita resta sullo 0-0, con magari qualche errore tecnico, qualche occasione sprecata e la Cavese che prende fiducia, può cambiare tutto. A quel punto il pubblico potrebbe diventare più impaziente e la Salernitana potrebbe iniziare a sentire maggiormente il peso della partita. Attenzione anche ai cartellini: è una partita nella quale bisogna avere una grande capacità di autocontrollo. Un’espulsione in un derby può stravolgere completamente quello che avevi preparato durante la settimana. In sintesi mi aspetto una gara equilibrata almeno inizialmente, nella quale gli episodi avranno un peso enorme. E quando parlo di episodi non mi riferisco soltanto al gol: una parata, un palo, un contrasto vinto, una palla inattiva o anche una decisione arbitrale possono cambiare emotivamente il derby».

Quale può essere la chiave tattica e quali giocatori possono risultare decisivi?

«Secondo me ci sono almeno tre chiavi tattiche. La prima è il centrocampo, la squadra che riuscirà a comandare quella zona avrà un vantaggio notevole, perché impedirà all’avversario di ripartire e soprattutto potrà recuperare palloni in posizione avanzata. Nei derby le cosiddette seconde palle diventano fondamentali: non sempre riesci a costruire un’azione pulita, quindi devi essere bravo a raccogliere ciò che nasce da un contrasto, una respinta o un duello aereo. La seconda chiave saranno le corsie esterne: se la Cavese dovesse riuscire a chiudere bene centralmente, la Salernitana dovrà essere brava ad allargare la partita, creare superiorità sulle fasce e soprattutto riempire l’area quando arriva il cross. Non serve arrivare venti volte sul fondo se poi dentro l’area hai soltanto l’attaccante contro tre difensori. Ed è proprio qui che vorrei vedere un passo avanti della Salernitana: maggiore presenza offensiva. Quando attacchi devi farlo con più uomini e con maggiore convinzione. La terza chiave sono le transizioni, probabilmente è quella che può decidere davvero la partita. La Salernitana presumibilmente avrà più possesso e dovrà cercare di fare la gara. Ma quando perdi il pallone devi immediatamente riaggredire. Se permetti alla Cavese di uscire pulita dalla pressione e di trovare campo davanti, rischi di concederle esattamente il tipo di partita che preferisce. Per quanto riguarda i singoli, nella Salernitana guarderei certamente La Gumina. Il gol di Foggia può essere molto importante anche psicologicamente. Un attaccante vive di fiducia e presentarsi a un derby dopo aver segnato può cambiare molto. Poi c’è Lescano, uno di quei calciatori che magari può sembrare fuori dalla partita per lunghi tratti, ma al quale non puoi concedere nulla negli ultimi sedici metri. In Serie C ha dimostrato di conoscere molto bene la porta e una partita sporca, magari decisa da una sola occasione, può essere esattamente il suo terreno… E terrei d’occhio Achik per un altro motivo: la capacità di creare superiorità numerica. Se il derby diventa bloccato tatticamente, il giocatore che salta l’uomo cambia tutto. Ti costringe a far uscire un difensore, apre uno spazio e altera l’organizzazione avversaria. Dall’altra parte, nella Cavese, credo che Awua possa avere un’importanza tattica enorme. Se riuscirà a schermare le linee di passaggio e contemporaneamente a dare ordine alla prima costruzione, può togliere ritmo alla Salernitana. Mi incuriosisce molto anche Diarrassouba perché può muoversi in quella zona fastidiosa tra centrocampo e difesa. Se i centrocampisti della Salernitana non lo seguono può ricevere fronte alla porta; se invece esce un centrale, può creare spazio alle sue spalle. È uno di quei movimenti che bisognerà leggere molto bene. E poi attenzione ai subentranti perché la Cavese contro il Cerignola ha dimostrato di poter ricevere qualcosa anche dalla panchina. In una partita così, che presumibilmente nel secondo tempo diventerà più lunga e perderà un po’ di ordine tattico, un giocatore fresco può diventare decisivo. Ma alla fine, se dovessi individuare una chiave sopra tutte le altre, direi il primo gol. Per la Salernitana segnare per prima significherebbe togliersi di dosso molta della pressione accumulata in queste settimane, accendere completamente l’Arechi e costringere la Cavese ad aprirsi. Se invece segnasse per prima la Cavese, cambierebbe lo scenario. I metelliani potrebbero abbassare il baricentro, difendere con maggiore densità e cercare la ripartenza, mentre sulla Salernitana aumenterebbe ogni minuto il peso della rimonta. Ed è per questo che, pur parlando molto di tattica, credo che domenica la partita verrà decisa soprattutto da una cosa: chi saprà gestire meglio la testa. Perché tecnicamente la Salernitana ha individualità importanti, la Cavese arriva con entusiasmo e idee precise, ma in un derby il talento da solo non basta. Devi sapere quando accelerare, quando sporcare una partita, quando non reagire a una provocazione e soprattutto devi essere capace di convivere con la pressione. Alla fine potrebbe vincere non necessariamente chi giocherà meglio, ma chi sbaglierà meno nei momenti che contano».

Sezione: News / Data: Ven 04 settembre 2026 alle 10:00
Autore: Ugo D'Amico / Twitter: @DAM_Ugo1996
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