Un altro divieto. Un'altra domenica senza poter seguire la propria squadra. Un'altra trasferta cancellata per il popolo biancoblù. Salernitana-Cavese si giocherà senza gli ultras metelliani nel settore ospiti dell'Arechi. E ormai diventa difficile parlare di un episodio isolato, di una singola partita considerata a rischio o di una misura eccezionale.

Sta diventando la normalità. Ed è proprio questo l'aspetto che dovrebbe preoccupare maggiormente.

Per il derby di domenica 6 settembre, il Prefetto della provincia di Salerno ha disposto il divieto di vendita dei tagliandi del settore ospiti ai residenti nell'intera regione Campania. Le restrizioni riguardano anche gli altri settori dello stadio, dove non potranno acquistare il biglietto i residenti nei comuni di Cava de' Tirreni, Nocera Inferiore e Nocera Superiore, fatta eccezione per i possessori della Fidelity Card della Salernitana sottoscritta antecedentemente al 31 maggio 2026. E anche qui potremmo dirne tante come se a Roccapiemonte, Mercato San Severino, Siano e tanti paesi limitrofi ci fosse letteralmente l'assenza di tifosi metelliani quando poi sappiamo che ci sono tanti tifosi aquilotti che non vivono a Cava de' Tirreni ma che hanno i colori biancoblù nel sangue.

Il problema, però, va ormai ben oltre Salernitana-Cavese. La tifoseria metelliana continua da tempo a fare i conti con divieti e limitazioni in serie nelle gare in trasferta. Settori ospiti chiusi, divieti territoriali, obblighi di tessera e restrizioni di varia natura hanno trasformato quella che dovrebbe essere un'eccezione in una consuetudine. Siamo davanti a un record negativo che non ha eguali in Italia, una situazione che sta privando sistematicamente una tifoseria della possibilità di seguire la propria squadra lontano dal “Simonetta Lamberti”. E allora è necessario dirlo chiaramente: qui non si sta più discutendo soltanto di una trasferta. Si sta parlando del rispetto dovuto a un'intera tifoseria. La sicurezza e l'ordine pubblico vengono prima di tutto e nessuno pretende che vengano ignorate le valutazioni delle autorità competenti. Ma quando per mesi la risposta è quasi sempre la stessa, è legittimo chiedersi se non sia arrivato il momento di individuare soluzioni differenti.

E la Fidelity Card?

Poi c'è un altro tema sul quale sarebbe opportuno fare chiarezza: quello della Fidelity Card. Da tempo viene indicata la mancata fidelizzazione della tifoseria cavese come uno degli elementi che incidono sulle possibilità di partecipare alle trasferte. Ma a questo punto la domanda nasce spontanea: che senso ha continuare a parlare di Fidelity Card se, in determinate occasioni, l'ingresso viene vietato a prescindere dalla fidelizzazione?

Il caso dell'Arechi è emblematico. Per il settore ospiti è stata vietata la vendita dei biglietti a tutti i residenti in Campania. L'eccezione prevista per gli altri settori riguarda esclusivamente i possessori della Fidelity Card Salernitana sottoscritta entro il termine indicato.

E allora qual è la strada indicata ai tifosi della Cavese? Se la fidelizzazione deve rappresentare uno strumento per garantire maggiore tracciabilità e consentire una gestione più sicura delle trasferte, bisogna anche spiegare ai sostenitori quali vantaggi concreti comporterebbe. Perché se un tifoso sottoscrive una tessera e può comunque ritrovarsi davanti a un divieto generalizzato, il problema evidentemente non può essere ridotto alla sola presenza o assenza di una Fidelity Card.

Non si può chiedere a una tifoseria di adeguarsi a determinati strumenti senza contemporaneamente indicare una prospettiva concreta per tornare a viaggiare. Qualcuno sta facendo rumore. Ma le istituzioni? In questa vicenda va riconosciuto anche il sostegno arrivato dall'altra parte.

Antonio Esposito, giornalista salernitano sta portando avanti questa battaglia, dando spazio al problema, supportando la tifoseria metelliana e sottolineando l'anomalia di una situazione che va ormai oltre qualsiasi rivalità calcistica. A lui va il nostro ringraziamento, perché quella per la libertà di seguire la propria squadra nel rispetto delle regole e della sicurezza non può e non deve essere una guerra tra Salerno e Cava.

Ma proprio per questo viene spontaneo rivolgere una domanda a chi rappresenta il territorio: le istituzioni dove sono?

Dove sono davanti a una tifoseria che continua a essere colpita da provvedimenti restrittivi? Chi sta chiedendo spiegazioni? Chi sta cercando un'interlocuzione con gli organi competenti? Chi sta provando concretamente a capire quale percorso debba essere seguito affinché i sostenitori della Cavese possano tornare a viaggiare? Non servono proclami e non serve alimentare tensioni. Serve qualcosa di molto più semplice: un confronto istituzionale serio che provi a trovare una soluzione.

Salernitana-Cavese avrebbe meritato altro. Un derby con due tifoserie, due colori, due modi differenti di vivere novanta minuti particolarmente sentiti. Invece all'Arechi mancherà ancora una volta il popolo biancoblù e al ritorno mancherà la tifoseria della Salernitana al Simonetta Lamberti, una roba già scontata. 

E dopo una sequenza così lunga di provvedimenti, limitarsi a registrare l'ennesimo divieto non basta più. Il punto non è stabilire se siamo arrivati al venticinquesimo, al ventiseiesimo o al trentesimo provvedimento. Il punto è che ancora nessuno sembra essere in grado di dire ai tifosi della Cavese quando e a quali condizioni potranno tornare a fare semplicemente i tifosi lontano dal Lamberti.

La tifoseria della Cavese merita risposte. Ma, prima ancora, merita rispetto.

Sezione: News / Data: Sab 05 settembre 2026 alle 10:57
Autore: Ugo D'Amico / Twitter: @DAM_Ugo1996
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