Chi mi conosce, lo sa benissimo qual era il mio pensiero su quella che sarebbe stato il destino della Cavese di Fabio Prosperi in questa Serie C 2025/26. Le prime giornate di campionato erano servite a convincermi, risultati a parte, che questa squadra - per come era allenata - avrebbe potuto mettere quel numero di squadre necessarie per evitare di passare dai playout, veri e propri drammatici spareggi per non retrocedere, e conquistare la permanenza in categoria nella regular season.
Questo mio pensiero era valido anche quando l’allenatore abruzzese - fin dal primo giorno e in più riprese - ha fatto leva su un principio fondamentale: raggiungere l’obiettivo anche all’ultimo minuto dell’ultima giornata di campionato. La Cavese questo traguardo lo ha raggiunto e lo ha fatto addirittura con 90 minuti di anticipo rispetto alla tabella di marcia prefissata: forse nessuno non si sarebbe mai potuto immaginare di arrivare a tanto, soprattutto se si pensa ai 2 punti nelle prime 6 giornate e ai tanti momenti di difficoltà.
Questa stagione che ormai si appresta a concludersi, era iniziata una sorta di anno ‘zero’, un progetto nuovo con l’intento di avere un numero importante di giovani su cui lavorare e da valorizzare per permettere di andare avanti nel progetto di sostenibilità economica del club (in parte riuscita grazie all’eccellente uscita di Amerighi all’Inter U23 a gennaio).
Squadra nuova, direttore (semi) nuovo, allenatore nuovo. Quest’ultimo, dall’alto della sua giovane carriera (seppur sia al 10° anno in panchina e con un diversi campionati Pro già alle spalle) si è trovato ad allenare in una piazza come Cava con un gruppo quasi totalmente rifondato perché la squadra della precedente stagione - era stata quasi totalmente rivoltata come un calzino. La sfida era proprio quella di poter provare ad immaginare di raggiungere la salvezza con questo gruppo, il quale però ha dovuto subire delle variazioni importanti sul tema a metà girone d'andata e a gennaio, visto alcune carenze evidenti, non totalmente sanate ma solo parzialmente dalle campagne acquisti.
Nonostante però questo, Fabio Prosperi non si è scomposto un minimo: ha sempre messo in discussione il suo lavoro ma con grande equilibrio, mantenendo la calma sia in momenti belli e meno belli, minimizzando anche con la stampa quando le cose non andavano per il meglio e i calciatori "giusti" tardavano ad arrivare. Non si è mai preoccupato di dover tirare le orecchie o rimproverare pubblicamente qualche suo calciatore, perché consapevole di avere in mano soprattutto giovani alle prime esperienze (penso a Maiolo, Nunziata e Fusco, per fare dei nomi): ha pensato solo a ciò che avrebbe dovuto fare per migliorare nel corso della settimana quanto più possibile per aggiustare la situazione e migliorarla. Ci è riuscito nella prima parte di campionato con la svolta di Cerignola (il passaggio definitivo al 3-5-2 e Orlando nel ruolo mezz’ala), ci è riuscito anche nel girone di ritorno quando probabilmente ha capito che non serviva più essere belli da vedere (e con un pugno di mosche raccolto) ma pratici quanto più possibile in termini di punti da conquistare. Quest'ultimo aspetto avrà fatto storcere il naso a molti, viste alcune prestazioni soprattutto in trasferta, ma alla fine è una scelta che ha pagato.
La Cavese ha dovuto raggiungere 41 punti per poter certificare la permanenza in Serie C anche nella prossima stagione. E lo ha fatto disputando le ultime due partite dove è stata cinica e spietata in contropiede e quasi impeccabile in difesa, dove solo il gol di Sbaffo ha impedito di portare a casa il bottino pieno anche da Siracusa e far sognare anche qualcuno per gli ultimi 90 minuti di potersi giocare anche un posto nei playoff. Ma questo forse sarebbe stato chiedere troppo, al netto magari di qualche rimpianto di troppo per qualche partita dove si sarebbe meritato di più sul campo. Però questo è il calcio, non lo dico certo io…
Il volto di Fabio Prosperi, un animale in gabbia nel box del “De Simone” per 94 minuti, al triplice fischio di Lovison emanava felicità da ogni poro possibile, come un bambino quando va sotto l’albero e trova i regali di Babbo Natale. Il lavoratore (o l’aziendalista, come anche etichettato) è riuscito a portare a termine il suo compito ed è riuscito a farlo anche prima di quanto ipotizzato.
Un uomo che sembra essersi tolto un debito importante verso una città ed una tifoseria che non lo ha sempre supportato e mai abbandonato, anche nei momenti di maggiore difficoltà (tranne i tifosi da tastiera che lasciano il tempo che trova). Perché forse per la prima volta si è capito che l’allenatore ci ha messo anima e corpo per raggiungere questa salvezza, forse andando oltre l'immaginario. E allora complimenti mister Fabio Prosperi, questa salvezza te la sei (ce la siamo) meritata proprio tutta!
Ps. Per le analisi sul futuro, appuntamento al post-Cosenza. Adesso godichiamoci questa salvezza!
Autore: Nando Armenante / Twitter: @NandoArm8
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