Il 16 Marzo non è più soltanto il titolo del brano di Achille Lauro, uscito ormai 6 anni fa, ma dalle 16:54 di domenica è il giorno in cui la Cavese, per la prima volta nella sua storia ultra centenaria, riesce ad espugnare il campo del Foggia, mettendo fine ad una tradizione negativa che andava avanti da oltre trenta partite. Forse però non è un caso che questo evento sia capitato in un giorno 'storicamente' triste per la Cavese data la ricorrenza dei 4 anni della scomparsa di Antonio Vanacore: mi piace immaginare che il regista di questa giornata che è poi diventata indimenticabile (in senso positivo) sia stato lui, spingendo i colori biancoblù dall'alto, sovvertendo in un certo senso alla sfortuna che lo ha riguardato direttamente e che gli è costata la vita prematuramente, lasciando un grande vuoto.
La firma autentica (sul campo) su questa pagina di storia porta quella di Vincenzo Maiuri che in una stagione riesce nell'impresa di sfatare due grandi tabù per i nostri colori: prima di Foggia, era successo a Messina nella notte di Halloween. Già proprio quel Messina che, nella partita di ritorno di appena pochi giorni fa, ha imposto il 3-3 agli aquilotti nel turno infrasettimanale in una partita rocambolesca e non vinta più per demeriti propri che meriti altrui. A Foggia serviva una risposta importante per l'allenatore, per la squadra stessa ed i tifosi e questa non è mancata con una partita gagliarda, soprattutto nel primo tempo dove nessuno avrebbe gridato allo scandalo se si fosse arrivati all'intervallo con 2/3 gol di vantaggio. Invece lo spreco di gol è un fattore ancora presente per la Cavese (soprattutto nelle partite a senso unico) ma la vittoria è nettamente meritata contro un avversario mai realmente insidioso e che non ha mai dato la sensazione di poter pervenire al pareggio (tranne in qualche circostanza).
Una girata da attaccante vero di Francesco Verde a risolvere la gara con i rossoneri: primo centro per un ragazzo che - da quando schierato titolare - si sta mettendo ben in mostra e meritava di togliersi la prima soddisfazione con la casacca biancoblù, dimostrando di non essere lì per caso ed avere l'etichetta di "ultima ruota del carro" perché arrivato alle 22 dell'ultimo giorno di calciomercato. Vero che ci si aspettasse qualcosa di più su quel punto di vista, ma l'investimento low cost - per quanto speso - sta pagando e qui va il plauso anche al ds Logiudice per l'intuizione. Nota stonata: il problema alla caviglia che lo ha costretto a lasciare il campo a fine primo tempo: la speranza che si tratti solo di una forte botta perché fermarsi adesso che la condizione e la fiducia è in crescita è un vero peccato, anche per il finale di stagione.
Tutti in gran parte promossi nella trasferta in terra daunia: da Evangelisti a Rossi, da Fella a Chiricò, uscito addirittura con la standing ovation da parte dei suoi tifosi, dovuta non solo alla carriera in maglia rossonera (condita da una promozione in B) ma anche per la prestazione fatta in campo dove per 79 minuti ha portato a spasso per il campo la difesa avversaria e ispirato le offensive metelliane. La prova dell'ex-Catania conferma la crescita su più punti di vista che è linfa vitale per la parte finale del campionato della Cavese. Una menzione la merita anche Domenico Lamberti che sicuramente avrà provato una grande emozione nell'indossare la fascia da capitano della squadra della propria città, giusto premio per essersi fatto trovare pronto quando chiamato in campo ed il secondo clean sheet portato a casa.
Venendo invece ai conti da fare: 35 punti dice la classifica (41 ottenuti sul campo), 10° posto con la Juventus NextGen (che però deve osservare un turno di riposo in più) e ancora 5 partite da giocare, 4 in casa e una a Biella proprio con i bianconeri. Adesso che la salvezza è praticamente acquisita ("Manca solo la matematica" per ammissione di Maiuri stesso), il "Simonetta Lamberti" diventa il terreno dove la Cavese può provare a coltivare un piccolo sogno che sarebbe un traguardo ancora più grande per le ambizioni stagionali.
Trapani, Audace Cerignola e Catania, tutte di fila (intervallate dal riposo forzato del 29 marzo), più l'ultimo atto con il Sorrento per chiudere il campionato: se qualcuno, insieme alla squadra, al mister, lo staff tecnico e la società, vuole crederci, allora deve iniziare a munirsi di elmetto e corazza (in realtà va bene anche solo la sciarpa a tinte blufoncè e la voce da tirare fuori quando ce n'è bisogno) e scendere in campo per provare a far valere la leggere del 12° uomo in campo, quello che negli anni passati era un fattore determinante quando si varcavano i cancelli dell'impianto di Via Mazzini.
Ed è qui che parte ufficialmente il mio appello: arrivati a questo punto del campionato, non serve più andare a puntare il mirino su qualcuno, ma serve incoraggiarlo, sostenerlo e spingerlo fino all'ultimo minuto di partita. Poi quello che sarà il verdetto finale lo deciderà il campo: magari avremo realizzato questo piccolo sogno oppure, in caso negativo, lo acceteremo ma con l'orgoglio e la fierezza di dire "vabbe, ci proveremo l'anno prossimo" , guardando con fiducia alla prossima stagione sportiva (capendo anche quali saranno le ambizioni della società in tal senso). Si parte sabato alle ore 15:00 contro il Trapani, diretta concorrente per i playoff (e che avrà una partita in più da giocare in calendario): chi è pronto a scendere in campo ed essere il 12° uomo per spingere la Cavese verso il grande traguardo?
Autore: Nando Armenante / Twitter: @NandoArm8
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