È qui la festa. Finalmente! Anche Cava de’ Tirreni può gioire. Per il calcio. Come ai tempi migliori.
Non lo faceva da diciotto anni. Dall’ultimo salto diretto in Serie C. Una festa, quella del 2006, spentasi dopo poche ore e in modo inaspettatamente e drammaticamente tragico.
Rivedere i caroselli di macchine per le strade, Piazza Duomo stracolma di tifosi, piccoli e grandi, con bandiere e magliette biancoblù a simboleggiare l'unione e la passione per la squadra del cuore, lo stadio ‘Simonetta Lamberti’ festante a tarda sera, per accogliere in modo degno i suoi ‘Campioni’, ha risvegliato i ricordi più dolci, le emozioni più profonde.
Il ritorno trionfante alla gloriosa tradizione calcistica di questa città, che alla Serie D non si è rassegnata fin dal saluto alla Lega Pro dato al ‘Barbera’ di Palermo il 25 aprile di tre anni fa.
Una vittoria meritata, quella maturata ufficialmente ieri alle cinque di un caldissimo pomeriggio primaverile, ma nient’affatto scontata. Figlia di scelte forti, radicali. Tanto popolari e condivise dalla maggioranza dei tifosi, avvelenata dall’epilogo della stagione 2022/23, quanto coraggiose e rischiose per un club che aveva nel mirino sempre e solo risultato: il salto di categoria.
Vincere o meglio stravincere il campionato, partendo da zero (o quasi), dopo aver cambiato direttore sportivo, tecnico, calciatori e finanche il segretario generale, poteva sembrare impresa ardua. Quasi improba.
Il campo ha dimostrato il contrario.
Il presidente Lamberti e tutti i suoi più stretti collaboratori hanno compiuto un vero e proprio capolavoro.
Nella costruzione, mattoncino dopo mattoncino, di staff e squadra, ma ancora di più nella gestione delle fasi più delicate del torneo.
Le basi per il successo finale sono state gettate proprio in quei momenti.
Nel calcio basta poco per distruggere un lavoro certosino, fatto pure a regola d’arte. Una decisione avventata o magari pure giusta, ma fuori tempo, può far saltare il banco.
La Cavese non ha sbagliato niente.
Dalla gestione dei primi risultati negativi, con due sconfitte nelle prime cinque partite, alla costruzione di un gruppo unito e coeso, la società aquilotta ha dimostrato un grande "savoir faire", lavorando silenziosamente dietro le quinte per consolidare i rapporti interni e favorire lo sviluppo di un forte senso di appartenenza.
Più azzardata, invece, era sembrata la decisione 'presidenziale' di avvicendare Cinelli con Di Napoli a inizio febbraio, con la squadra saldamente in testa alla classifica (+7) e reduce addirittura da un successo esterno. Ovviamente, la controprova non esiste. Magari la vittoria si sarebbe concretizzata anche con il tecnico ciociaro, ma è arrivata con Di Napoli, con quattro giornate di anticipo, e uno score di 6 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta.
Il campo ha dato ragione al presidente Lamberti. Ancora una volta. Perfetto nei modi e nei tempi.
“Oggi è il momento di godere e di festeggiare con la nostra gente che ci ha spinto in ogni dove dandoci la forza e il coraggio di imporci contro tutto e tutti, avversari e nemici vicini e lontani. Abbiamo costruito un bellissimo pezzo di storia insieme, uniti in un solo grande cuore blufoncè” ha scritto ieri sui canali social del club aquilotto al raggiungimento dell’aritmetica promozione in Serie C.
Parole intrise di fierezza, emozione e gratitudine per celebrare un giorno straordinario.
Un giorno che entra di diritto nella storia del calcio metelliano.
Autore: Ugo D'Amico / Twitter: @DAM_Ugo1996
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