L’attesa e il ritorno del derby che mancava da 21 anni
«Sicuramente si arrivò con grandissimo entusiasmo, perché rispetto ad oggi la Cavese era una squadra tornata in Serie C dopo tanti anni e al culmine di un ciclo di tre stagioni in cui aveva espresso un grande calcio. Anche se eravamo un punto dietro alla Salernitana, ci presentammo a quella gara con tanta consapevolezza dei nostri mezzi e della nostra forza, convinti che avremmo fatto una grande partita. Così fu. Bellissima l’attesa, emozionante il tornare a vivere un derby dopo tutti quegli anni. Prima c’era stato solo il derby di Coppa negli anni ’80, poi quello degli anni 1984-86, ma noi eravamo troppo piccoli. La nostra generazione aveva conosciuto i derby solo attraverso i racconti dei genitori. Certo, avevamo vissuto le sfide con la Pro Salerno, ma non erano veri e propri derby. Negli anni di Eziolino Capuano, in Eccellenza, ci fu una bella trasferta al Vestuti, ma il primo vero derby con la Salernitana fu nel 2007. Quello, finalmente, la nostra generazione lo visse in prima persona e con un entusiasmo enorme».
«Dopo quella partita la Cavese ingranò ancora di più: superò la Salernitana nelle settimane successive, andò a giocarsi i play-off e perse la semifinale con il Foggia, che tutti ricordiamo bene. L’unico neo fu la cessione di Romondini al Venezia proprio alla vigilia, per motivi mai chiariti. Si parlava di un arrivo di Cardinale dal Foggia, che poi non si concretizzò. L’attesa per quel derby fu molto diversa da quella di oggi: la partita si giocò a porte aperte, lo stadio era pieno di tifosi granata, ma c’erano anche i famosi tremila tifosi biancoblù giunti a Salerno con innumerevoli pullman, con quei cappellini da pescatore blufoncé diventati un simbolo. Oggi, con i divieti, è tutto diverso: credo che nemmeno le Aquile del Nord saranno presenti all’Arechi, per rispetto di chi non potrà esserci. All’epoca, invece, l’entusiasmo era palpabile».
Il racconto della gara
«La partita fu molto equilibrata, ma la Cavese giocò davvero bene e da lì acquisì ancora più consapevolezza. Fu una gara tattica: entrambe le squadre schierate col 4-3-3, Novelli da una parte e Campilongo dall’altra, sistemi speculari. Sulla carta, la Salernitana aveva più qualità, mentre la Cavese era una matricola in forte ascesa. Ma soprattutto a centrocampo la Cavese dimostrò di essere più organizzata e più forte. Il primo tempo fu povero di emozioni, ma nella ripresa la Salernitana sfiorò il vantaggio con Mattioli, che si trovò davanti a Mancinelli: il nostro portiere gli chiuse lo specchio respingendo il tiro. Poi ci furono un paio di mischie pericolose create dalla Cavese, con Aquino entrato al posto dell’infortunato Tarantino. In quell’occasione Schetter, che era in panchina, fu espulso. La Cavese avrebbe potuto segnare, e nel finale ci fu una punizione di Agnelli respinta ancora da Mancinelli. Proprio mentre il portiere parava, l’arbitro fischiò la fine: quel pareggio fu accolto come una vittoria, perché eravamo usciti indenni dall’Arechi e si festeggiò sotto il settore dei nostri tifosi. Come sempre venne intonato il coro per ricordare Catello Mari: qualcuno protestò in sala stampa definendolo una provocazione, ma per noi era solo un gesto naturale, un ricordo doveroso che ancora oggi si rinnova. I tifosi erano felicissimi, così come i calciatori: per noi era come una vittoria, perché affrontavamo una squadra qualitativamente superiore. Anche le immagini di bordo campo testimoniano la grande gioia».
Eri nel 2007 ad essere in cabina di regia per raccontare il derby su Quarto Canale
«Sono stato l’ultimo a commentare Salernitana-Cavese e Cavese-Salernitana. In quell’anno i diritti televisivi erano di Quarto Canale, e facemmo la telecronaca. All’andata fu bellissimo: tornava un derby dopo tanti anni, con tanta gente e tanta emozione. Non ci furono problemi, e credo sarà così anche domenica. La tensione era alta perché nessuno voleva perdere, ma riuscimmo a mantenere professionalità. Alla fine anche noi eravamo soddisfatti: non avevamo perso, Mancinelli fu decisivo e la partita si giocò soprattutto a centrocampo. Bello vedere come i ragazzi che erano a Cava da tre anni: Mancinelli, Alfano, Schetter, Aquino vivessero quella sfida da cavesi veri, quasi da ultras. Ricordo il gesto di Mancinelli verso la curva della Salernitana, mimando la sigaretta dopo una parata facile: un modo per dire che se la godeva, che era ormai parte della nostra realtà. Noi ci siamo sentiti rappresentati da quel gruppo, che viveva il derby come noi tifosi».
La partita di domenica
«Guardando a domenica, credo che sarà una partita da tripla. Da un lato la Salernitana, per classifica e valori tecnici, potrebbe anche vincere nettamente. Ma la Cavese, conoscendo Prosperi, se la giocherà a viso aperto come a Monopoli, dove ottenne ragione. Non mi aspetto una squadra barricata, ma la solita Cavese con il 3-4-2-1 pronta a rischiare: può andarle bene o male, ma di certo non sarà una gara bloccata. La Salernitana resta favorita, ma la Cavese non va all’Arechi già battuta. Se troverà spazi, potrebbe rendere la partita vivace e divertente. L’augurio è che Monopoli non sia stato solo un episodio: la squadra ha mostrato di essere con Prosperi, lo si è visto dalla rabbia, dalla prestazione e dall’applauso al mister squalificato. Se giocatori come Awua e Ubaldi (che non hanno fatto la preparazione), Sorrentino (che spero si sia sbloccato mentalmente) e Fella (condizionato dagli infortuni) riusciranno a salire di livello, la Cavese potrà davvero giocarsela».
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