Francesco Urso, centrocampista della Cavese, ha parlato ai microfoni della società in una lunga intervista.
“Sono nato col pallone tra i piedi, mio padre era un calciatore professionista. Ho iniziato molto presto, nella squadra della mia città, il Marotta. In testa il sogno di realizzare il mio sogno. Poi il Cesena, dal Settore Giovanile alla Prima Squadra”.
L’esordio in Serie A nel 2011 in un Cesena-Udinese: “Un momento indimenticabile per un ragazzo di 17 anni, coronando in tal modo tutti i sacrifici fatti, è un giorno che resta impresso nella mia testa”.
Dalla A alla C2, in casa propria, al Fano e in un secondo momento al Santarcangelo: “La mia prima stagione tra i professionisti, come primo allenatore ho avuto Karel Zeman; è stata un’esperienza molto formativa poiché ti fa capire davvero il calcio dei grandi. Sono step che un ragazzo della mia età avrebbe dovuto fare. Anche dal punto di vista umano, quel periodo mi ha insegnato tanto, diventai uomo”.
La stagione col Vicenza in Serie B prima di giungere in prestito al Prato: “La società mi acquista a titolo definitivo dal Cesena. Siamo stati ripescati dalla C, dunque vi fu un allestimento differente della rosa, pertanto calciatori come me siamo dovuti andare in prestito in Lega Pro. Quel campionato mi diede la possibilità di confrontarmi con squadre e calciatori di livello”.
Gli anni della B: “Due stagioni significative in una piazza importantissima come quella di Vicenza, il direttore decise di puntare su di me. La prima rete siglata nel campionato cadetto, da calcio di rigore, contro il Pisa nel recupero, emozione fortissima. Nonostante sia sceso di categoria dopo due stagioni, ho sempre cercato di guardarmi allo specchio in maniera positiva. L’approdo a Matera frutto anche di qualche approccio sbagliato; l’importante è sempre essere stato me stesso”.
Offerta del Cluj pluricampione di Romania? Declinata. Le motivazioni del centrocampista aquilotto: “Sono le classiche sliding door di una carriera, credo che ognuno di noi abbia un percorso ben delineato, se non sono andato è perché evidentemente la mia strada dall’altra parte”.
Il primo incontro con l’attuale Direttore Sportivo della Cavese, Pasquale Logiudice, a Catanzaro: “Arrivo in una piazza blasonata dopo aver aiutato l’Entella nella vittoria del campionato di Lega Pro. Una persona che mi accompagnerà negli anni, tra noi una forte stima reciproca, gli sarò sempre grato per ciò che abbiamo costruito. Sono stati due anni difficili a causa di vari infortuni che mi hanno tenuto lontano dal campo. Anche ad Andria mi ha voluto fortemente, ricambiando con una bella annata, ho ritrovato la serenità. Il Direttore mi ha dato la possibilità di dimostrare tutto il mio valore. Tra l’altro sia a Catanzaro sia ad Andria ho avuto come compagno Matteo Di Piazza”.
Si arriva così ai giorni nostri… con la Cavese: “Una trattativa estenuante, quest’estate il telefono squillava in continuazione. Ho preso questa decisione importante, di scendere per la prima volta in carriera in questa categoria. Cava e la Cavese non meritano la D, per la storia, per la tifoseria. Ho affrontato diverse volte gli aquilotti nella mia carriera, avevo già un’idea ben precisa di questo club. Non è stato un passo indietro, bensì bisogna riportare questa squadra dove merita, sono sicuro potremmo toglierci belle soddisfazioni”.
Il gol nel derby con la Nocerina: “Una bella giornata con tante emozioni. Ero al corrente di questa rivalità così sentita, quando lo vivi in prima persona è sempre un’altra cosa. L’unico neo è di non aver segnato ancora sotto la Curva, sono sicuro arriverà anche quel momento”.
Il rapporto con lo spogliatoio: “Non è semplice gestire un gruppo così folto, negli ultimi tempi abbiamo fatto fronte comune, ognuno di noi sa qual è l’obiettivo finale. Quando c’è questa coesione è bello stare insieme, allenarsi insieme e soprattutto festeggiare insieme. Ci divertiamo tanto, è qualcosa da salvaguardare, difendere. Chiunque dovesse arrivare in questo gruppo, deve sapere di calarsi in un ambiente importante composto da ragazzi che ci tengono”.
Urso-Di Piazza, per la quarta stagione questo binomio continua ad affermare la sua: “Ho ritrovato un ragazzo di cuore, buono nell’animo, come tutti può reagire diversamente in base alle varie situazioni. Dal punto di vista tecnico, sappiamo tutti le sue qualità, sono sicuro che possa darmi una grande mano”.
Ciro Foggia, più di un semplice compagno di squadra: “Quando sono arrivato, i senatori di questo gruppo come Magri e Foggia mi hanno spiegato un po’ di cose, la scottatura dell’anno scorso. Il nostro capitano sente molto la responsabilità della fascia al braccio, Ciro cerca di trasmettere tutta la passione di questa gente, è una bella cosa”.
Il pensiero del numero 21 con l’attuale tecnico, Daniele Cinelli: “Non lo conoscevo personalmente, ma il suo lato umano mi ha colpito molto. Al giorno d'oggi non è semplice trovare una certa empatia col proprio allenatore. Il mister cerca sempre di essere pulito e leale con tutti, non è così scontato. Un aspetto che aiuta tutti, di fronte a una persona che ti comprende è tutto molto più semplice".
E sul prossimo impegno di Campionato, con la Cynthialbalonga: "Mi aspetto una sfida complicata, lo dice la classifica. Sono tutte gare complicate, bisogna interpretarla come stiamo facendo, con la massima umiltà e spirito di sacrificio, se dovesse arrivare un risultato positivo, potrebbe darci una maggiore consapevolezza, uno slancio importante per il futuro".
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